PUC – Contributo 1 – Ottobre 2008

Al Sindaco del Comune di Arenzano

All’Ass. Urbanistica

All’ Ass. Ambiente

Agli Estensori del PUC

Oggetto :  Partecipazione della scrivente Associazione allo sviluppo del Piano Urbanistico Comunale (PUC) di Arenzano – Documento per la “Descrizione Fondativa”.

Premesso che la nostra partecipazione al P.U.C. si pone come obiettivo prioritario il conseguimento di una buona qualità della vita mediante il rispetto del PTC della Provincia, del PTCP della Regione, del Piano di Bacino della Provincia,la coerenzacon lo sviluppo sostenibile contenuto nei  principi dettati dall’Agenda 21, dalla Carta di Aalborg alle quali il nostro Comune ha aderito,  dalla Carta di Arenzano e in linea con la delibera di Giunta n.104 e relativi Principi guida in essa contenuti

Nel merito riteniamo per primo evidenziare uno stato pianificatorio del nostro territorio fortemente squilibrato, infatti come già evidenziato dal voto regionale di approvazione del PRG 2001 (in regolare scadenza nel 2011), si evince che a fronte di una popolazione residente di 11590 (consolidata a partire circa dalla metà degli anni 80) risulta esistere sul territorio una volumetria residenziale per 26389 abitanti. Questo dato ci conferma che, dal dopo guerra ad oggi, si è costruito in maniera eccessiva a favore di 2°/3°/4° case che, qualora venissero convertite in prime case (eventualità possibile) e considerando le ulteriori case costruite dal 2001 al 2008, Arenzano avrebbe già oggi una potenzialità residenziale  presunta superiore ai 28000 abitanti.

Tutto questo a scapito, già per l’attuale popolazione, di una endemica carenza di infrastrutture e servizi: acquedotto e fognature; viabilità veicolare, ciclabile e pedonale, in particolare Piana, Cantarena, Terralba, Gasca, Via Marconi, Centro, Via Unitàd’Italia ecc…; servizi essenziali quali: nuova scuola media, nuova piscina, palestra e/o palazzetto dello sport, campo sportivo fornaci, una sala polivalente quale centro diaggregazione per giovani/anziani, residenze protette per anziani pubbliche e non ultima  la carenza  di parcheggi pubblici insufficienti a soddisfare le esigenze dei residenti e dei turisti ospiti, da reperire  preferibilmente  in aree decentrate .

A questo proposito vogliamo evidenziare lo sfruttamento indiscriminato del sottosuolo avvenuto in questi anni e la mancanza di un piano che registri i box interrati costruiti in base alla legge Tognoli n.122/89.

Per quanto suddetto viene spontaneo chiedere una forte svolta di tendenza ed il PUC, a nostro parere, dovrà avere la funzione di riequilibrare la critica situazione ereditata dal recente passato.

Per cui il percorso formativo del piano in oggetto, già a partire dall’impostazione della “Descrizione Fondativa”, dovrà attuare la prima fase di conoscenza attraverso indagini reali sul territorio  per rilevare  dati veri ed aggiornati :

  • ambientali
  • socio economici
  • paesaggistici

.

La realizzazione di indagini ambientali sul nostro territorio dovra’ portare a un documento in cui le informazioni siano espresse in modo chiaro e lineare per evitare le doppie interpretazioni. Questi studi, fondamentali per la conoscenza e lo stato delle nostre risorse (acqua, aria, verde, suolo, sottosuolo, flora, fauna ecc…), devono costituire un insieme integrato e relazionato tra di loro per creare un sistema che ci permetta di capire la reale sostenibilità degli interventi (qualsiasi trasformazione del territorio quali: realizzazione di strade, servizi, manufatti, piantumazioni ecc…) da attuarsi a seguito delle reali esigenze d’uso della popolazione.

Inoltre questa conoscenza non deve essere solo una base di partenza ma deve costituire un sistema di riferimento per ogni decisione del  PUC.

A puro titolo di esempio, un’indagine sulla disponibilità della risorsa idrica, anche in raccordo con il Piano di bacino del Bilancio Idrico recentemente adottato dalla Provincia di Genova e in possesso della Civica Amministrazione, guiderà le previsioni in funzione della già citata carenza nelle infrastrutture idriche e fognarie.

Occorreranno ulteriori indagini sulla realtà socio-economica attraverso l’approccio quantitativo dei dati ufficiali rispetto ai seguenti ambiti: aspetti demografici – mercato del lavoro – agricoltura – settore energetico – servizi (sportivi,sociali e sanitari) – funzione turistica – funzione commerciale, per comprendere le vere esigenze nei diversi settori.

Dovranno essere nel contempo realizzate nuove indagini sul paesaggio che riguardino:

–         la conservazione e la tutela;

–         la tranquillità e la percorribilità di una rete pedonale di strade e quella ciclabile;

–         la vocazione agricola.

Queste indagini devono costituire i dati di partenza per impostare un progetto per la vita futura del nostro paese che vede nell’elaborazione dello strumento PUC l’ultima possibilità di una pianificazione urbanistica intesa come efficace governo del territorio e non trasformare la gestione del piano in uno strumento prettamente immobiliare.

Tuttavia sulla base di precedenti considerazioni sul PRG vigente si anticipa che dal punto di vista più strettamente urbanistico:

–         occorrerà tenere conto della necessità primaria di provvedere, con apposito piano, alla realizzazione di infrastrutture e servizi, al recupero ed alla riqualificazione del patrimonio edilizio, sia pubblico che privato, con attenzione al risparmio energetico.

–   in merito alle contenute nuove volumetrie, che dovranno privilegiare il fabbisogno di    edilizia economica popolare e le reali esigenze residenziali mai soddisfatte dei piccoli proprietari (da quantificare attraverso un censimento), si dovrà:

1) eseguire un puntuale e documentato censimento delle volumetrie residenziali      realmente esistenti al 2008, tenendo conto delle eventuali iniziative in atto, per stabilire quanto è stato realizzato rispetto al PRG 2001;

2) confermare le zone sature già previste dal suddetto PRG (per cui si rimanda al relativo voto e alle Norme Tecniche di Attuazione) e di quelle ormai prossime ad esserlo (Terrarossa/Cantarena/Pineta/Gasca);

3) eseguire un documentato censimento dei terreni che risultino già asserviti a favore di volumi esistenti elencandoli in apposito piano;

4) verificarne le reali necessità in funzione della crescita della popolazione residente (certamente assai contenuta perché da anni essa risulterebbe stabilizzata intorno agli 11500 abitanti).

In funzione di quanto predetto si potrà avere come risultato:

– le potenzialità residue delle zone individuate

–         i terreni da ritenersi saturi

–         i terreni liberi da asservimenti

Inoltre, i terreni ancora suscettibili di edificabilità dovranno in ogni caso essere confrontati con la sostenibilità reale in base alle indagini ambientali sulle risorse e sulle valutazioni della nuova disciplina paesaggistica puntuale.

Infine riconsiderando la volumetria massima oggi ancora prevista dal PRG vigente che riteniamo, (a parte l’area collinare di valore inestimabile che merita un’attenzione particolare e sulla quale ci riserviamo di fornire nel prosieguo ulteriore documentazione), di entità residua, si potranno localizzare i lotti da utilizzare come già indicato tenendo conto dei seguenti criteri:

–         salvaguardare gli equilibri complessivi tra spazi liberi vegetali (dai più piccoli giardini ai parchi delle ville al Parco del Beigua) e spazi già costruiti, stabilendo corridoi verdi tra essi e dagli stessi verso il mare, vera occasione di ulteriore riqualificazione urbana (aree di pausa e di respiro)

–         evitare rilevanti modificazioni morfologiche in particolare per la realizzazione di infrastrutture viarie

Inoltre, meritano particolare attenzione :

Sottosuolo  – eseguire un piano che contenga l’aggiornamento dei box sotterranei già costruiti che riducono la permeabilità del suolo e che concentrano l’acqua in superficie; che nuovi eventuali interventi rispettino un insieme di normative che raccordino in modo specifico con il vigente Piano di Bacino della Provincia onde evitare situazioni critiche e/o di pericolo.

In particolare occorre escludere dalla previsione di nuove edificazioni le aree in frana attiva o quiescente in quanto in contrasto col Piano di bacino degli ambiti 12 e 13, oltrechè, in generale, coi principi di una buona pianificazione.

A tale proposito il Piano Urbanistico deve essere occasione per prevedere quegli interventi che, non solo non sono in contrasto con i Piani sovraordinati ma, anzi, da essi stessi sono previsti: si cita, ad esempio, l’elenco degli interventi di soluzione dei problemi idraulici e geo–morfologici puntualmente indicati nel Piano di bacino sopra richiamato.

Standard  – riqualificazione degli standard pubblici situati in zone urbane e previsti dal PRG vigente che darebbero grande qualità al potenziamento delle infrastrutture collettive, più in particolare quelli contenuti sulle aree nelle zone F (vedi Norme Tecniche di Attuazione del PRG ) quali:

F3 (campo sportivo Fornaci), F4 (campo da golf). F5 (minigolf), con eventuale eliminazione di standard inutili, ubicati in Zone S, perché non realizzabili, sia per ragioni orografiche (troppo scoscesi), sia perché inaccessibili in quanto non collegati alla viabilità pubblica.

Area ex-Stoppani e Area ex-Cava Lupara (Regime normativo di Trasformazione TRZ): Per dette zone, sono in via di definizione, da molti anni, due diverse e delicate pianificazioni di interesse sovra-comunale. Si ritiene che tali aree debbano, in ogni caso, integrarsi con il disegno complessivo del PUC come zone strategiche per l’ubicazione di funzioni essenziali e qualificanti per l’intero territorio in accordo con i comuni limitrofi e di spazi verdi collegati al Parco del Beigua.

Sostenibilità degli interventi  sia dal punto di vista paesaggistico che di uso delle risorse con particolare attenzione all’introduzione di pratiche per l’utilizzo di energia pulita , per il risparmio energetico e dei materiali da costruzione che dovranno essere, per quanto possibile, tipicamente liguri.

In conclusione, in funzione della nostra partecipazione e collaborazione, desideriamo informare le SS.VV. in indirizzo che questo primo documento è stato preparato in specifico per l’introduzione e lo sviluppo della “Descrizione Fondativa” e sarà documento di riferimento con i risultati della stessa descrizione.

Altri documenti saranno presentati, quando e come necessario e nel corso delle successive fasi di sviluppo del progetto PUC che potranno anche essere oggetto di maggior approfondimento relativamente ai temi già trattati.

Auspichiamo che gli Assessori in indirizzo favoriscano, per tutte le fasi, appositi incontri tra Amm.ne Com.le, Estensori del PUC e la scrivente Associazione onde consentire gli opportuni e necessari approfondimenti per questo ed i futuri documenti.

Arenzano, 20 ottobre 2008

PUC – Contributo 2 – Gennaio 2009

Al Sindaco del Comune di Arenzano

All’Ass. Urbanistica del Comune di Arenzano

All’ Ass. Ambiente del Comune di Arenzano

Agli Estensori del PUC c/o Comune di Arenzano

Oggetto: Partecipazione della scrivente Associazione allo sviluppo del Piano Urbanistico Comunale (PUC) di Arenzano – Secondo documento per la “ Descrizione Fondativa”

A seguito dell’incontro, avvenuto tra la scrivente Associazione, una rappresentanza dell’Amministrazione Comunale,uno degli Architetti facente parte del gruppo di lavoro per lo sviluppo del PUC, il giorno 23 Ottobre 2008, si ritiene opportuno e necessario fornire un secondo documento per approfondire i temi, delicati e di rilevante importanza, relativi alla zona collinare nostrana ed al consumo di suolo.

1 – La zona.

Aree fascia Collinare: sono la cornice di Arenzano e rappresentano un’area di valore paesaggistico inestimabile, ancora abbastanza incontaminata, che merita un’attenzione particolare.

Si tenga conto che:

  • la Regione, nei voti del 1994 e 2001, ha evidenziato la fragilità di questa parte del territorio e le problematiche connesse alla sua accessibilità, per cui lo ha ritenuto “assolutamente non idoneo a sopportare carichi insediativi superiori ai coefficienti previsti per una edificazione di tipo agricolo (0.03 mc/mq)” e di conseguenza ha convertito la proposta di allora del Comune da zona ad espansione edilizia in zona agricola;
  • la Provincia nel suo Piano Territoriale tutela particolarmente tutta la fascia collinare attribuendole un alto valore paesaggistico.

2 – Consumo di suolo.

Nelle linee guida  approvate con la delibera di Giunta n. 104 del 13 Novembre 2007 si legge che  occorre:

“… limitare i consumi di suolo e l’abbandono della concezione riduttiva del verde urbano, … una strategia dunque che va oltre l’uso indiscriminato del territorio e dove i valori ambientali, diffusori di qualità, possono liberare cittadini e le stesse attività economiche da eccessivi sfruttamenti dello stesso… . Tutto questo ha nel verde il suo asse primario. Le strategie di riforestazione urbana sono le prime da mettere in atto per produrre brezza termica anche in assenza di vento. Nelle conoscenze dell’ambientalismo scientifico vi sono dunque gli elementi per dei veri e propri piani per la riduzione del caldo in città… occorre che il nuovo piano tenga presente anche dei seguenti obiettivi:

  1. ridurre il consumo di energia primaria e incrementare la quota delle energie rinnovabili e pulite;
  2. migliorare la qualità dell’acqua e utilizzarla in modo più efficiente;
  3. promuovere e incrementare la biodiversità, mantenendo al meglio ed estendendo riserve naturali e spazi verdi;
  4. migliorare la qualità del suolo, preservare i terreni ecologicamente produttivi e promuovere l’agricoltura e la forestazione sostenibile;
  5. migliorare la qualità dell’aria…”.

Considerazioni generali sul consumo di suolo.

Anche noi sappiamo ormai molto bene che il suolo è una risorsa finita e non rinnovabile. L’analisi dei dati  nazionali dimostra che il consumo di suolo nel territorio del nostro paese  a partire dal 1950 sta procedendo a ritmi preoccupanti, secondo un modello di sviluppo che certamente non risponde alle esigenze del tanto sbandierato, ma molto ignorato“sviluppo sostenibile”. Ad alimentare il consumo di suolo è una impostazione culturale figlia di un modello di sviluppo che ignora i limiti fisici dell’ambiente. Lo dimostrano le previsioni di crescita sovrabbondanti contenute nelle relazioni di accompagnamento ai Piani Regolatori dei Comuni.

Il valore dei suoli agricoli delle colline è doppiamente inestimabile; bene sarebbe che l’Amministrazione assumesse iniziative per dare vita ad un patto per la tutela dei suoli di collina coinvolgendo cittadini, associazioni agricole e ambientaliste.

Suolo e acqua sono le risorse naturali più preziose di cui dispone il nostro territorio; il suolo in particolare è una risorsa non rinnovabile e  quindi, una volta consumato, non sarà più disponibile per le generazioni che verranno. Occorrono politiche e norme efficaci contro la dilapidazione del patrimonio territoriale, che purtroppo è sostenuta dal fatto che i nuovi volumi edificabili rappresentano il modo più facile per fare cassa.

La tematica urbanistica, non viene quasi mai approcciata realmente con l’intento di gestire o governare il territorio e le dinamiche che coinvolgono la sua comunità.

L’obiettivo, spesso non dichiarato, è quasi sempre quello di effettuare una mera pianificazione edificatoria. La Confederazione Italiana Agricoltori ha recentemente denunciato il rischio connesso al progressivo depauperamento dell’attività agricola dovuto all’eccessivo consumo di suolo, considerando anche che   l’Italia non è autosufficiente quanto a risorse agricole e alimentari. Nonostante ciò, una pianificazione urbanistica che metta in discussione questa prassi, consolidata grazie ad un sapiente e scientifico concerto mediatico politico, è considerata anacronistica e contraria al benessere, benessere che ci si ostina a misurare solo con un vecchio indicatore, il PIL appunto, che un autentico democratico come Bob Kennedy, in un celebre discorso di 40 anni fa metteva seriamente in discussione ed altrettanto fanno autorevoli studiosi della società di oggi. I politici italiani, viceversa, sono troppo abbagliati dal faro dello sviluppo ad ogni costo e, invece di ricercare con coraggio nuove pratiche, preferiscono l’omologazione culturale. Concludendo questa premessa, la situazione è molto preoccupante. Il territorio è considerato una fonte inesauribile. La sua tutela e salvaguardia sono poste in secondo piano rispetto ad altre priorità: lo sviluppo, la crescita, la finanza. Al contempo, però, vogliamo prendere in parola le considerazioni dell’architetto di cui a pag. 1, il quale, nell’incontro avvenuto con la nostra Associazione , conviene e sostiene che sia fondamentale “..lavorare su un rinnovamento urbano, su ristrutturazioni e su non consumo di territorio…”.

I Comuni, attori che dovrebbero ricoprire un ruolo strategico nella partita urbanistica, non sono spesso in grado (perché non  lo vogliono, perché non possono o perchè viene loro impedito, forse “scientificamente”) di esercitare uno dei compiti affidatigli dalla legge. Il Testo Unico degli Enti Locali dice chiaramente che spettano al comune tutte le funzioni amministrative che riguardano l’assetto e l’utilizzo del territorio.

Un circolo vizioso che, se non interrotto, porterà al collasso intere zone/regioni urbane. Un meccanismo deleterio, che permette di finanziare i servizi ai cittadini con l’edilizia, che produce nuovi residenti e nuove attività e quindi nuove domande di servizi, e così via, con effetti devastanti. L’architetto di cui a pag.1 in merito alla salvaguardia del territorio sostiene che “… la salvaguardia del territorio è un bene collettivo. Su tutta la tematica ambientale oggi ci aiutano anche normative che non esistevano qualche anno fa, come la Valutazione Ambientale Strategica (VAS) che deve essere fatta unitamente al PUC e deve essere scientifica, cioè occorre dimostrare nelle previsioni del piano, che non vanno a peggiorare la qualità dell’acqua, dell’aria, dell’inquinamento sonoro … la VAS è strumento che ci aiuta per dare maggiori garanzie di sostenibilità al piano, indipendentemente da chi lo fa…”. Noi ricordiamo che la VAS è anche nata per essere applicata a piani e programmi che sono destinati alla pianificazione territoriale o destinazione dei suoli e ha la finalità di garantire un elevato livello di protezione dell’ambiente e contribuire all’integrazione di considerazioni ambientali all’atto dell’elaborazione, dell’adozione e approvazione di detti piani e programmi assicurando che siano coerenti e contribuiscano alle condizioni per uno sviluppo realmente sostenibile.

Considerazioni  sul consumo di suolo nelle nostre colline.

Oltre a tutto quanto sopra dobbiamo ricordare che nella nostra Arenzano, dove si ambisce confermare la propria economia particolarmente in sede turistica, non ci si può permettere di sprecare risorse paesaggistiche preziose come le colline, mettendo altresì a rischio la sicurezza dell’abitato sottostante dal punto di vista idrogeologico per costruire una seconda “pineta” fatta di pochi pini, ma di molte recinzioni, villette e piscine. Anche in questo caso, in base all’incontro di cui sopra, ci rifacciamo alle parole dell’architetto di cui a pag.1  che fortifica l’importanza essenziale del fattore turistico per la nostra cittadina, quando sostiene che “… Arenzano e’ basata sull’attività turistica; i servizi devono essere in grado di non far decadere la frequenza turistica perché non si trova più gradevole ed elevata la qualità della vita…”.

Tale valenza turistica non deve,però,far tralasciare l’importante fatto che prima di tutto Arenzano deve offrire ottima qualità di vita ai suoi residenti.

Occorre non dimenticare che queste nuove villettopoli graverebbero non solo visivamente, ma anche fisicamente ed  economicamente sull’intera comunità (gli oneri relativi alle nuove  urbanizzazioni, strade e servizi vari). Anche qui l’architetto di cui a pag.1 appariva essere attento a questa problematica quando, durante  l’incontro con la nostra Associazione di cui sopra, sosteneva che “…le scelte devono essere valutate a 360° su effetti socio-economici e sulla sostenibilità finanziaria..”.

Pertanto per questa zona, anche in funzione di quanto previsto all’art.35 (disciplina delle aree di produzione agricola) e all’art.36 (territorio di presidio ambientale) della legge urbanistica regionale 4 settembre 1997 n.36, deve essere previsto un piano di conservazione comprendente:

  • ·sostegno, sviluppo e rilancio del sistema produttivo agricolo ed agroalimentare con produzioni tipiche locali (primizie di ortaggi,frutticoltura,viticoltura,olivicoltura, ecc.).
  • ·sostegno ed incentivazione della prosecuzione dell’attività agricola con i necessari adattamenti verso quelle attività non tradizionali (ad es. agriturismo, floricoltura, addestramento animali, allevamento selvaggina, ecc.) ai fini dell’integrazione e del miglioramento.

Tutto questo con il proposito, visto anche lo stato particolarmente debole dell’economia, di realizzare nuovi posti di lavoro, sviluppo economico e conservazione del territorio consentendo, quindi, contenuti insediamenti residenziali, di esclusiva tipologia agricola, limitati alle suddette attività. L’architetto di cui a pag.1  sostiene che “… le persone molto sensibili al territorio ma che non fanno gli agricoltori possono governare al massimo 1,000/2,000 mq. Poiché per fare una casa servono 10,000 mq significa che circa 8,000 mq resterebbero in abbandono…”. E’ per questo che, secondo noi, non devono consentirsi costruzioni in collina che non siano funzionali ad un effettivo controllo di tutto il territorio asservito (manutenzione delle fasce, dei muri a secco, regimazione delle acque, prevenzione incendi, ecc.). Infatti non basta fare convenzioni che poi vengono eluse: la certezza della cura del territorio può venire solo da chi ha un interesse economico ad esercitarla attraverso attività agricole o similari, come  sovracitato.

Proposta  per la descrizione fondativa in merito alle aree agricole.

1) Le indagini sulle zone agricole devono essere congruenti a questi obiettivi di produzione agricola-forestale e le abitazioni devono essere funzionali a queste predette attività;

2) il presidio abitativo senza queste attività si è rivelato una mera ipocrisia e non funziona neppure in caso di incendio;

3) per quanto riguarda l’esame integrato del territorio collinare riteniamo che lo stesso debba essere corredato da adeguato studio geologico, geomorfologico, idrogeologico e idraulico. Infatti non é sufficiente la sovrapposizione con il piano di bacino in quanto quest‘ultimo non risulta aggiornato nel tempo e non sufficientemente dettagliato nel rilievo puntuale. Si ricorda che, detto studio, è previsto dalle leggi e disposizioni vigenti in materia;

4) censimento dei fabbricati dismessi su scala comunale e predisposizione di interventi di recupero edilizio in alternativa alla occupazione di nuove aree agricole;

5) attuazione di norme utili a favorire il recupero di fabbricati dismessi a cura dei soggetti privati;

6) classificazione dei suoli finalizzata alla conservazione dei suoli rurali di maggior pregio sotto il profilo agronomico.

Chiediamo, quindi, che al più presto riprendano gli  incontri tra Amministrazione Comunale, Estensori del PUC e la scrivente Associazione onde consentire gli opportuni e necessari approfondimenti per questo ed i futuri documenti. Siamo convinti che tali incontri siano altamente informativi ed utili per il conseguimento di opportune strategie di gestione del territorio.

Arenzano, Gennaio 2009

Strade pedonali

Antiche strade pedonali di Arenzano che sono minacciate dall’abbandono, dall’incuria, dagli interessi privati e dall’avanzare del cemento, mentre anche nella competizione con le auto lo spazio lasciato ai pedoni e’ sempre più ristretto.

Bonifica Stoppani

Gli affioramenti di cromo in località Marina Grande.

Sul nostro territorio si sono verificati ben due dei maggiori disastri ambientali italiani: l’incendio e l’affondamento della petroliera Haven nel 1991 e l’inquinamento da cromo tri ed esavalente provocato da 100 anni di attività dello stabilimento Stoppani.

L’area dello stabilimento Stoppani e l’ambiente da esso avvelenato sono oggi SITO DI INTERESSE NAZIONALE, retto da una struttura commissariale alle dirette dipendenze della Presidenza del Consiglio, preposta alla bonifica del territorio di Arenzano e Cogoleto.

Un aspetto importante, una sconcertante anomalia di questa opera di bonifica costituisce il fondamentale motivo che ci spinge sia come cittadini che come associazione a denunciare una gravissima situazione ambientale che sembra purtroppo non così percepita dalle istituzioni locali, da noi ripetutamente interessate:  la permanenza di crostoni di cromo, affioranti sulla battigia del litorale di Arenzano in località Marina Grande.

Riteniamo pertanto opportuno riassumere brevemente i principali eventi, a noi noti e documentati, succedutisi ad oggi.

In un progetto di bonifica, la cui prima stesura da parte del Commissario Delegato risale al maggio 2008 col titolo “Progetto di bonifica con misure di sicurezza degli arenili ricadenti nel sito di interesse nazionaleStoppani – Lotto B”, era prevista l’asportazione di cromo dai litorali con precise indicazioni delle aree interessate e delle qualità, delle quantità, delle modalità di asporto, trasporto e stoccaggio delle sostanze inquinanti nonché dei tempi di esecuzione.

I lavori, appaltati dalla Struttura Commissariale e pagati per la sola bonifica del litorale di Arenzano con  una somma ben superiore ai 3 milioni di euro, sono terminati alla fine di aprile 2010 e in corso di esecuzione dovevano essere sottoposti, per contratto, a continuo monitoraggio nonché ai collaudi in corso d’opera e al termine.

La Provincia di Genova, con provvedimento dirigenziale 7989 del 20.12.2010,  ha rilasciato la certificazione provvisoria di avvenuta bonifica che, per contratto, ha assunto carattere definitivo trascorsi i due anni dalla sua emissione.

Purtroppo, nonostante la certificazione, a partire dal novembre 2011 alcuni crostoni, evidentemente non asportati,hanno iniziato a comparire periodicamente sul nostro litorale in località Marina Grande a seguito di violente mareggiate e a permanere per intervalli più o meno lunghi .

Questi periodici affioramenti sono stati documentati mediante fotografie del tutto esaustive circa le dimensioni, il luogo e la cronologia; la documentazione è stata sottoposta e consegnata all’Amministrazione Comunale di Arenzano che ne ha informato la Struttura Commissariale che infine, dopo molte e ingiustificate perplessità circa l’effettiva presenza, sembra abbia relazionato specificando di ritenere più pericolosa l’asportazione dei crostoni che non la loro permanenza in loco.

Finalmente a inizio 2013  il Comune di Arenzano e poi il Difensore Civico, cui un cittadino si era rivolto visto l’immobilismo degli enti, hanno dato incarico all’ARPAL (Agenzia Regionale per la Protezione dell’Ambiente Ligure) di accertare “l’esatta situazione ambientale” dei luoghi interessati.

Dalla lettura della relazione si evince che i crostoni affiorano, mettendo così a tacere gli scettici; nella conclusione si dice che “in ogni caso si rimanda a una valutazione definitiva della Struttura Commissariale, in relazione anche alla eventuale opportunità di procedere all’asportazione degli affioramenti residui”, suggerendo la soluzione ma ridando anche fiato al balletto delle competenze .

E’ singolare il fatto che oggi si manifestino contrarietà all’asportazione dei residui, paventandone la pericolosità maggiore della permanenza in loco, quando invece si è considerata una assoluta priorità per la salute prelevarne quantità di gran lunga superiori in virtù di studi approfonditi e operazioni che hanno comportato un ingentissimo impiego di capitali pubblici.

A corollario di questa nostra esposizione dei fatti sentiamo il dovere di riferire che alcuni cittadini abitanti nei pressi degli affioramenti e del  tratto di litorale oggetto di bonifica affermano che i lavori, regolarmente iniziati e alacremente proseguiti da levante a ponente, vennero interrotti a seguito di una violenta mareggiata, i macchinari e le attrezzature posti al riparo non furono riportati sul sito e le operazioni cessarono definitivamente, lasciando priva di intervento proprio quella porzione del litorale di Arenzano ove avvengono gli affioramenti.

"Unghiate" delle escavatrici sui fondali
“Unghiate” delle escavatrici sui fondali (Dicembre 2013)


In alcune delle foto scattate a Marina Grande nel dicembre 2013 sono perfettamente distinguibili sulla superficie del crostone le tracce delle “unghiate” dello scavatore; segno evidente che il crostone stesso è stato oggetto di un intervento iniziato ma non debitamente e totalmente portato a termine.

Questa prova fotografica confuta in modo definitivo i dubbi espressi nella relazione dell’ARPAL circa l’ubicazione degli affioramenti.

Quanto qui esposto e’ stato oggetto di una lettera inviata a febbraio 2014 alle autorità competenti, nazionali e locali, nella quale si chiede che si provveda con la massima sollecitudine possibile alla salvaguardia di quello che resta dell’ambiente e soprattutto della salute dei cittadini.

Il 10 Novembre 2015 è stato pubblicato un articolo su Il Secolo XIX riguardante l’argomento.
Il 18 Gennaio 2016 ancora su Il secolo XIX un altro articolo riporta le nostre segnalazioni, mentre Rai 3 trasmette un servizio al riguardo il giorno seguente.